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Le truffe in Italia delle innumerevoli agenzie immobiliari

Le frodi immobiliari si verificano quando qualcuno usa una transazione immobiliare come pretesto per rubare denaro, ed è più comune di quanto si possa immaginare. Secondo le forze dell’ordine, tra il 2024 e ottobre 2025 oltre 13.300 persone sono state vittime di frodi immobiliari, per un totale di oltre 170 milioni di euro di perdite segnalate. Le truffe immobiliari e di locazione rappresentano una seria minaccia, con i truffatori che stanno diventando sempre più bravi a impersonare professionisti del settore immobiliare, istituti di credito e società immobiliari. 

Le truffe immobiliari spesso coinvolgono qualcuno che si finge un contatto legittimo nella transazione per deviare e intercettare i pagamenti, rubare i vostri dati personali o promuovere accordi di prestito fraudolenti. In altri casi, istituti di credito senza scrupoli o broker senza licenza diffondono informazioni false per indurre i mutuatari a pagare commissioni inutili o a firmare contratti sfavorevoli. Il modo più intelligente per proteggersi dalle truffe immobiliari è prestare attenzione ai segnali d’allarme più comuni, soprattutto se si acquista o si vende una casa per la prima volta . I truffatori stanno diventando sempre più sofisticati, così come gli strumenti e le strategie che si possono utilizzare per difendersi. Segnali d’allarme più comuni: 

Documentazione mancante o incompleta . Le transazioni immobiliari legittime richiedono molta burocrazia. Se qualcuno chiede denaro prima che tu abbia esaminato e firmato i documenti, è un chiaro segnale che qualcosa non va. 

Tattiche ad alta pressione. I truffatori spesso creano un falso senso di urgenza, spingendo l’acquirente o il venditore ad agire rapidamente senza dare il ​​tempo di esaminare i dettagli o di consultare consulenti affidabili. Costoro  obbligano a firmare un contratto di esclusiva così da ricattare il malcapitato e da allora, se l’acquirente o il venditore dovesse recedere dal proposito di procedere con la transazione, cominciano ricatti e intimidazioni. Se qualcuno minaccia di “perdere l’affare” se non invii denaro o firmi immediatamente i documenti, è un vero campanello d’allarme. 

Promesse troppo belle per essere vere. Offerte come interessi pari a zero, nessuna spesa di chiusura, approvazioni garantite senza controlli, vendita o acquisto immobile entro poco tempo sono segnali d’allarme significativi di frode. Fidarsi, dunque, del proprio istinto: se qualcosa sembra troppo perfetto per essere vero, esaminare attentamente l’accordo e i suoi termini, molti non lo fanno. FINE PRIMA PARTE.  Nella seconda parte le città italiane con il maggior numero di frodi immobiliari.

Massimo Melani

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La pubblicità americana che ha creato la società dello stupro e delle molestie sessuali. E oggi…tutto come prima!

Al giorno d’oggi quesa tipologia di pubblicità verrebbe sicuramente censurata per il contenuto estremamente sessista e razzista. La propaganda americana ha dato il là alla società dello stupro e delle molestie sessuali senza nessun ostacolo da parte delle autorità sol perchè l’oggetto/soggetto era una donna. Beh, certo, le violenze perpetrate verso il sesso femminile esistono dai tempi dei tempi, ma arrivare a pubblicizzarle appare abbastanza disgustoso.

“Soffiale il fumo in faccia e lei ti seguirà ovunque” recitava vigliaccamente uno spot del 1969.

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Ancora più cinico lo slogan della Kellog’s del 1930 : “Più duramente lavorerà una moglie e più sembrerà carina”. Da vomito!

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Le marche più famose di allora, dai pantaloni Mr Leggs ai saponi N.K.Fairbank, con un piccolo bimbo bianco che incuriosito chiede ad uno di colore perchè sua madre  non l’avesse lavato con il sapone pubblicizzato, fanno capire che la Guerra di Secessione è servita ben poco agli americani.  

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Immagini ignobili e sconcertanti che gli statunitensi accettavano senza batter ciglio e che parevano sponsorizzare un’ideologia e non un prodotto da consumare. Una sorta di fascismo all’americana che se ne fregava altamente dei diritti umani; veri e propri stimoli -espliciti e diretti- verso l’acclamazione della violenza nei confronti dei soggetti più deboli. Guardate con attenzione questa locandina che evidenzia un uomo che si domanda se sia ancora illegale uccidere una donna!

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Oppure questo spot che sosteneva il machismo più arrogante e perverso, raffigurante una donna schiava del marito.

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Pubblicità più recenti sembrano continuare, non tanto velatamente, la pessima sinfonia degli anni che furono con immagini che raffigurano giovani donne sculacciate dal marito, calpestate e con la testa sotto i piedi di predatori casalinghi, assolutamente assoggettate al capo e ritenute addirittura incapaci di aprire una bottiglia di passato di pomodoro.

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“È bello avere una ragazza intorno”.

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“Il capo sa fare tutto, ma non cucinare; per quello ci sono le mogli!

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“Pensi una donna possa aprirlo?”

Non che nel 2017 le cose siano migliorate; no, non volevo scrivere questo. Anzi, pubblicità con modelle brutalizzate, come quella censurata di Dolce & Gabbana, quelle con fastidiosi doppi sensi tipo “Fidati…Te la do gratis- La montatura !” e via dicendo, sottolineano ancora di più quanto l’ Homo Erectus sia attualmente presente nella nostra iper-tecnologizzata società, sempre alla ricerca, stavolta, di prede umane preferibilmente di sesso femminile, stimolato giornalmente da certa propaganda “svestita” che diventa un pericoloso pungolo ad agire nel peggiore dei modi.

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La tormenta elettrica che logora i nostri figli. Parliamo della Sindrome di Dravet, dei genitori che l’affrontano con i loro piccoli e le associazioni che sostengono la ricerca

Era mio dovere iniziare questo articolo con le testimonianze di coloro che stanno vivendo sulla propria pelle tutto il disagio nel veder soffrire gli adorati figli, parole che se, minimamente, hai del sentimento ti toccano in profondità. Persone dignitosamente addolorate per la malattia che non dà tregua a queste giovanissime creature, madri e padri che fanno e faranno di tutto per combattere la Sindrome di Dravet assieme ai loro bambini e, l’articolo odierno, tratterà proprio di tale infrequente malattia. Il primo video parla apertamente della malattia e della continua ricerca medica per migliorare le condizioni di chi ne è colpito. Il secondo è chiaramente nato dall’esigenza di riunire le famiglie raccogliendone i vari stati d’animo, le prospettive futuribili, la lotta incessante per arrivare a sconfiggere detta malattia.

La Sindrome di Dravet, dopo tre giorni filati di immersione medico-culturale per capirne e poterne scrivere con cognizione, è stata da me definita la tormenta elettrica, difficile da scongiurare in quanto è una rara forma epilettica, che determina gravi  problemi a livello neurologico. Questa tormenta può presentarsi nel primo anno di vita, in maniera improvvisa e del tutto inaspettata.

Era il 1978 quando, per la prima volta, venne diagnosticata con  l’acronimo EMSI, Epilessia Mioclonica Severa dell’Infanzia, dalla dott.ssa Charlotte Dravet. Finalmente, tutti quei bambini che si contorcevano e soffrivano, facendo a loro volta soffrire genitori e parenti, potevano sperare in cure mirate al miglioramento di tale malattia.

Purtroppo, sino ad ora, i medicinali usati hanno sì migliorato la vita di queste piccole creature, ma non debellato il mostro della tormenta elettrica.

Chi ha una persona colpita da siffatta patologia conosce a menadito i suoi sintomi, ma per i profani, per chi nientemeno non ne ha mai sentito parlare, è giusto spiegare come si manifesta.

I primi indizi della sindrome solitamente sono impersonali e possono diversificarsi da bambino a bambino. Le crisi hanno inizio prima del compimento del 12mo mese di età, in soggetti con sviluppo della componente psichica dell’attività motoria normale. Si tratta, principalmente, di crisi convulsive, definite cloniche e accompagnate da febbre. Dette convulsioni sono generalizzate o interessate, unilateralmente, a solo metà del corpo.

Le crisi si dividono in lunga o lunghissima durata, arrivando a toccare anche i 60 minuti. Esse richiedono un’immediato trattamento con farmaci anticonvulsivi. Anni fa, un simile quadro clinico, portava i medici a pensare si trattasse di convulsioni derivanti dalla febbre poi, grazie alla dott.ssa Dravet, siamo arrivati a diagnosticare la sindrome col suo cognome.

Purtroppo, col passar del tempo, le crisi possono aumentare e manifestarsi senza febbre o con temperatura moderata che non supera i 38 ̊C. Inoltre, di frequente, si presentano stati epilettici continuativi. Esistono altre tipologie di crisi che emergono nei primi anni di vita: crisi miocloniche e focali, assenze atipiche che i ricercatori imputano a certuni fattori ambientali quali stanze eccessivamente illuminate, luci ad intermittenza, patterns, cioè disegni geometrici regolari, linee punteggiate, righe e via dicendo. Anche l’eccitazione o un eccessivo sforzo fisico sono associate alle crisi.

Bene, adesso abbandoniamo per un attimo la vicenda medica e torniamo ai due video di cui sopra.

La prima cosa che traspare è che questi genitori sono dei veri e propri eroi dell’amore, talmente assorbiti dalla malattia che sembrano loro i veri esperti. Sono gli individui che meglio conoscono il loro bambino; quelli che giornalmente portano sulle spalle il macigno della sindrome e della sua cura. Quando uno li ascolta non può far a meno di replicarne questo esaustivo insegnamento di vita, un ascolto che dà immediatamente vita a 10, 100 discussioni. E si capisce che durante questi incontri le varie esperienze vengono amorevolmente condivise.  Sin dai tempi di Platone il presupposto della psicologia è “che è infinitamente meglio parlare con qualcuno di un problema che tenerlo chiuso nella propria anima”. Cosa questa che gli esseri umani portano avanti da sempre. Quando uno ha un grande peso lo condivide con altri ed  esso diventa più leggero. E’ ovvio, che questo sia il motivo basilare per cui i genitori dei bambini ammalati della Sindrome di Dravet si ritrovano tra loro, per condividere il fardello della malattia con altre persone che stanno vivendo un’esperienza simile.

Torniamo alla malattia. Nel secondo anno di vita spesso si manifestano un certo ritardo dello sviluppo psicomotorio e disturbi del comportamento, più o meno rilevanti a seconda dei soggetti. In primis si nota un ritardo nel linguaggio e a seguire un ritardo più globale. Il piccolo può presentare anche problemi comportamentali quali un maggiore nervosismo, iperattività, disattenzione, difficoltà di comunicazione, cose che rendono, in breve tempo, la socializzazione alquanto complessa. In aggiunta possono sorgere disturbi motori come un’andatura molto scoordinata, tremori alle estremità, gesti imprecisi.

Col trascorrere del tempo possono manifestarsi disturbi del sonno e problemi ai piedi. Verso i 4-5 anni e poi in adolescenza, di solito, le condizioni migliorano con diminuzioni, o scomparsa totale,  delle crisi focali, delle assenze atipiche e delle crisi miocloniche, mentre continuano le crisi convulsive che tendono a presentarsi, nella maggior parte dei casi,  all’inizio o al termine della notte.

A conclusione, un articolo riguardante la Sindrome di Dravet, dell’ American Academy of Pediatrics, 141 Northwest Point Boulevard,
Elk Grove Village, IL 60007-1098
USA   001/800/433-916  Fax 847/434-8000

Le crisi convulsive possono raggrupparsi in serie, per periodi, ma gli stati di male epilettici sono più rari. Sono sempre sensibili alla febbre ma gli episodi febbrili diventano molto più rari. Anche i disturbi psicologici si stabilizzano. Le acquisizioni continuano lentamente o riprendono se ci sono stati momenti di regressione. Il deficit cognitivo permanente varia, da moderato a grave, a seconda dell’evoluzione osservata nei primi 3-4 anni di vita. L’instabilità si attenua e lascia posto a una grande lentezza con comparsa di perseverazioni. La comunicazione rimane spesso difficile e talvolta si osservano tratti autistici. Il livello del linguaggio corrisponde al livello intellettuale globale ma la comprensione rimane migliore dell’espressione. C’è un altra cosa strana di noi adulti: pensiamo che il nostro ruolo di genitori sia di proteggere i nostri figli dal male. Questo è falso. Proteggere i nostri figli dal dolore non è il nostro compito di genitori. Il nostro compito di genitori è di tenerli per mano e di camminare con loro attraverso il dolore. E’ nostro compito insegnare loro ad affrontare il dolore. E se possiamo fare questo per i nostri figli nelle piccole cose, quando sono ancora piccoli, allora impareranno ad affrontare i problemi più grandi quando cresceranno. E quando saranno adulti, saranno più preparati per le difficoltà della vita.

Esiste un debole rischio di decesso precoce, legato alle infezioni respiratorie, agli incidenti (annegamento), agli stati di male e alla morte improvvisa inspiegata. Ma la maggior parte dei bambini affetti raggiunge l’età adulta. Il loro grado di autonomia dipende dal livello di apprendimento e dalle loro possibilità di comunicazione.

Dato il recente riconoscimento della sindrome di Dravet, la sua evoluzione a lungo termine è poco nota. E’ tuttavia incontrastabile che una diagnosi più precoce con una presa in carico terapeutica più adeguata conferisca un’evoluzione sempre più favorevole.

Qual è la causa della sindrome di Dravet?

EEra sconosciuta fino al 2001 perché tutte le indagini complementari risultavano negative (TAC, Risonanza Magnetica (RMN), ricerche metaboliche…). Dal 2001, si sa che la malattia è associata a un difetto genetico. Si tratta di una mutazione del gene SCN1A o di una microdelezione che coinvolge il medesimo gene, portatore della subunità 1A del canale del sodio. Questo gene regola le funzioni dei canali attraverso i quali passano gli ioni di sodio nel cervello, che svolgono un ruolo molto importante nel suo funzionamento. Le mutazioni disturbano questo funzionamento, provocando le crisi.

Mutazioni di questo gene esistono anche in altre forme di epilessia, pur non essendo dello stesso tipo. Si tratta di forme più lievi (epilessia generalizzata con crisi febbrili plus, più nota anche come GEFS+). Nella stragrande maggioranza dei casi nessuno altro membro della famiglia soffre di questa sindrome perché si tratta di mutazioni “de novo”. Ciò significa che le mutazioni non sono trasmesse dai genitori ma si formano (o sopravvengono) nell’embrione durante la vita intrauterina.

È necessario sapere che una percentuale non trascurabile (25%) di bambini affetti da sindrome di Dravet tipica non è portatrice di questa mutazione. Come per altre malattie genetiche, ciò significa semplicemente che esistono altre mutazioni probabilmente non ancora scoperte.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze, ciò non cambia la prognosi. Persistono molte incognite e le ricerche continuano attivamente in molti centri specializzati sparsi nel mondo intero.

Come diagnosticare la sindrome di Dravet?

La diagnosi deve essere stabilita su basi cliniche. L’età di esordio delle crisi, il loro ripetersi nonostante il trattamento, l’assenza di cause rilevabili (TAC, RMN…), il normale sviluppo iniziale, l’assenza di segni elettroencefalografici (EEG) di un’altra malattia o la presenza di fotosensibilità sui tracciati EEG devono far pensare a questa diagnosi a partire dai primi mesi dell’evoluzione. Un’analisi genetica può essere proposta al momento della diagnosi ma è risaputo che il risultato negativo della stessa non può escluderla. Non è quindi necessario attendere la risposta per prescrivere il trattamento più appropriato e ciò nel più breve tempo possibile. Non sono sempre presenti tutti i tipi di crisi. In particolare, le crisi miocloniche possono essere completamente assenti o molto rare. Si tratta delle forme di “confine”, cosiddette “borderline”. Anche in queste forme sono presenti delle mutazioni, probabilmente meno frequenti e di minor gravità. La prognosi è la stessa e devono essere trattate alla stessa maniera. In alcuni bambini, lo sviluppo psicomotorio sembra normale ed imparano a parlare quasi normalmente. Tuttavia ciò non esclude la diagnosi. È nel corso dell’apprendimento scolastico (lettura, scrittura, aritmetica) che le difficoltà rischiano di apparire e che i test metteranno in evidenza un deficit cognitivo leggero o moderato.

Come viene trattata la sindrome di Dravet?

Il solo trattamento possibile è un trattamento sintomatico, ossia quello delle crisi. Sono stati utilizzati molti farmaci antiepilettici. Nessuno di essi ha consentito il controllo completo delle crisi, perlomeno nei primi anni, ossia il periodo attivo dell’epilessia.

Un’associazione di vari farmaci è abitualmente necessaria, in particolare una triterapia. Bisogna sapere che, così come per altre forme di epilessia, alcuni antiepilettici possono aggravare le crisi invece di ridurle e questi farmaci sono noti ai medici.

È necessario evitare le infezioni ripetute e trattare gli episodi febbrili in maniera adeguata. Bisogna saper utilizzare i prodotti per via rettale o endovenosa al fine di evitare gli stati di male epilettici.

Esistono delle alternative che però, per il momento, non si sono di- mostrate efficaci per un numero sufficiente di pazienti: dieta chetogena, stimolazione del nervo vago, immunoterapia (gamma globuline). Non esistono interventi chirurgici possibili per questa sindrome perché l’epilessia è al contempo multifocale e generalizzata.

In futuro si può sperare che una migliore conoscenza delle anomalie genetiche, delle funzioni delle varie proteine implicate e della loro influenza sui meccanismi che scatenano le crisi permettano di selezionare i farmaci su basi più razionali.

La presa in carico dei disturbi associati è indispensabile, possibilmente da parte di un’équipe specializzata che conosca i problemi delle epilessie a comparsa precoce. Valutazioni regolari eseguite con l’ausilio di test psicometrici aiutano ad adattare i metodi educativi ed, eventualmente, riabilitativi (psicomotricità, kinesiterapia, logopedia), mentre un sostegno psicologico permette di aiutare i bambini e i loro genitori a gestire questa epilessia così pesante nella quotidianità, per la presenza di frequenti crisi che compromettono la qualità della vita.”

In fondo questa malattia, e forse tutte le malattie, sono il lato più oscuro, più notturno della vita, una residenza più onerosa. Ogni persona che viene al mondo ha una doppia residenza, nel reame della salute e in quello delle malattie. E’ logico che se tutti potessero, sceglierebbero il passaporto buono, ma prima o poi ad ognuno viene ordinato, almeno per un certo periodo, di riconoscersi cittadino del reame meno buono.

Il Raccontafavole

 

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Esame di Maturità 2017. E io parlo del mio, avvenuto nel 1978

In queste ore, i maturandi 2017 sanno già vita, morte e miracoli in merito alle tracce dei temi della prova scritta d’italiano.

Ah, quanti ricordi di quei giorni, i giorni della mia maturità.

Li ho impressi nella mente come fosse ieri, sebbene sia passato tanto tempo.

Arrivai al Liceo accompagnato da mio padre, con i pantaloni a sigaretta della Lewi’s, che allora erano un vero must della moda, e la camicia celeste di lino appiccicata alla pelle per il sudore. Immancabili le College con nappine blu ai piedi.

Sudore dovuto forse alla paura, sicuramente perchè avevo pochissime chance di ottenere un buon risultato; anzi era già un successo la mia presenza alla prova. Comunque, per la cronaca, quel dì alle 8,10 di mattina c’erano già 27 gradi.

Quella situazione fu, anch’essa, una lezione di vita: non indossai, da allora, più camicie di lino. Appuntatevi questo consiglio perché, ne sono certo, vi tornerà utile.

Avevo sottobraccio il vocabolario d’italiano, pieno zeppo di appunti e sottolineature, come se fosse, poi, stato possibile utilizzarli.

Poi, fermato con una cintura di cuoio, trascinavo svogliatamente il diario, tutto scarabocchiato e con “L’urlo di Munch” come copertina; insomma, un bel colpo d’allegria, non c’è che dire!

E, proprio, per farvi realizzare il malessere post-adolescenziale del periodo, avrei scelto, in caso impossibile di Tema Libero, “Il Pessimismo Cosmico”. Leopardi era l’unico che sapeva capirmi veramente.

Mi sono ritrovato nell’androne della scuola nervosissimo, e anche i volti dei miei compagni erano diventati irriconoscibili a causa della paura.

Panico e bigliettini infilati nelle tasche e nelle mutande la facevano da padrone.

Una volta arrivato al corridoio che avevano assegnato alla mia classe, infinitamente lungo, tetro e pieno di banchi, mi sono seduto come al solito in penultima fila, diciamolo pure, posizione estremamente tattica: in prima mai, lì si sedevano i più bravi; in seconda assolutamente no, era l’habitat naturale per i geni del sapere e poi eri sempre troppo esposto; la quinta fila risultava perfetta, in quanto non era l’ultima, che controllavano assiduamente, ed era ben coperta.

Il primo risultato da ottenere, dunque, era la fila. E, in fondo, succede anche oggi, chi opta per l’ultima fila ha sempre qualcosa da nascondere e tu non devi destare sospetti.

Ho passato in quel banco momenti di vera e propria angoscia.

Il primo giorno, alla prova di italiano, ho scelto il tema sull’Unione Europea, nonostante fossi propenso a quello di letteratura, ma solo in caso fosse stato assegnato il Leopardi.

In un modo o in un altro lo consegnai a petto abbastanza in fuori, conscio di aver fatto una buona prova.

E, come quando si è in attesa del patibolo o della scossa mortale, giunse come una malattia incurabile il giorno della prova di matematica.

Se ben ricordo mi portarono un foglio ove c’era da svolgere un problema sui fasci delle parabole: arabo, aramaico, anzi di più, buio assoluto. Non finii neanche di leggerlo, tanto non avrei mai saputo da dove iniziare, solo un nuovo miracolo della Madonna di Lourdes di passaggio a Pistoia, avrebbe potuto farmi scrivere qualcosa in merito a quei geroglifici tortuosi che solo a guardarli mi facevano venire l’urto del vomito.

Fu una vera e propria Caporetto, un Fort Alamo, una disfatta alla Custer… Per i curiosi, il compito fu consegnato quasi in bianco, sì perchè scrissi a vanvera delle equazioni inesistenti con calcoli del tutto folli.

La prova d’inglese andò decisamente meglio… e come non avrebbe potuto.

Il 24 luglio ci furono gli orali.

Qualche giorno prima della fatidica data, mi ricordo di essere stato avvolto da un’aura mistica, buttando giù caffè d’orzo e Brioss Ferrero; mi coricavo intorno alle due e mezzo del mattino, vista anche la concomitanza con i campionati Mondiali di Calcio in Argentina, che non volevo assolutamente perdere.

La mia metamorfosi in Giacomo Leopardi, chino sulle sudate carte, si stava materializzando giorno dopo giorno.

L’orale d’italiano andò benino, a matematica scena muta, a inglese così così.

Una volta uscito da quell’incubo, mi precipitai con tre miei amici, leggero come una piuma di struzzo, nella vicina piscina del “Panda”, locale molto in voga tra i giovani di allora.

Fui promosso con 36, che per me assunse il valore di un 360 cum laude.

Cosa ho imparato dalla maturità?

Che mentre nei sei dentro la vivi, anzi la “sopravvivi”, ti sembra una montagna invalicabile, specialmente per gli anti-secchioni come il sottoscritto; nella realtà, a tempo debito, ti rendi conto di avere affrontato un vero e proprio test attidudinale, comportamentale e tutto si trasforma in ricordi indelebili che racconterai sempre col sorriso, come un soldato scampato miracolosamente a un campo minato.

Però, ti verrà subito in mente, dopo lo schivato pericolo, che nella vita, a meno tu non voglia diventare un professore di matematica o un ingegnere nuclerare, i fasci di parabole ti serviranno meno che a niente e, allora, ogni volta che ci penserai non potrai fare a meno di realizzare il più bel gesto dell’ombrello della tua vita, con la dovuta esclamazione a supporto:

” Fànculo parabole del ca…”

Con il trascorrere del tempo capirai che quella prova altro non era che una lunghissima serie di esami, di test, di tentativi, di persone sconosciute che valuteranno il tuo operato e quei giorni ti parranno solo il tuo primo vero tagliando alla vita.

Anni del liceo che ti lasceranno, sicuramente, una struggente malinconia.

Che non devi azzardarti a indossare camicie di lino e, magari, a sostare qualche minuto in più sugli inutili tomi di matematica.

A quento punto, tantissimi auguri ragazzi, prendetevela comoda, anzi godetevela, perchè i veri, grandi problemi -e non di algebra- verranno dopo.

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Il mondo incantato di Iris Apfel, la signora dallo stile unico e inimitabile

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Questa, una parte del mondo della grande Iris Apfel.

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Metamorfosi. Dio o demone? (Da Il Raccontafavole)

Com’era arrivato a questo? Non lo sapeva. Era lì sudato con la pistola appoggiata alla testa. Le urla, ormai, le sentiva attraverso la porta chiusa.

Tutto faceva pensare che non avrebbero tardato molto ad entrare, ed allora sarebbe successo l’inevitabile.

Ma, cosa desiderava veramente in quel preciso momento?

Essere giudicato da una moltitudine di uomini e donne con sete di vendetta, o direttamente da  Dio?

Forse, finire tutto con un colpo alla testa sarebbe stata la migliore soluzione, e non ci sarebbe stato nulla da spiegare a nessuno, seduto davanti a un tavolo di tribunale.

Molte volte aveva deciso di annulare una vita, tanto spesso che sentiva dentro di sé il potere sovrannaturale di interrompere o far continuare un’esistenza…così, perché ne apprezzava la cosa.

Ma, ora, la situazione si era capovolta, e non aveva tempo per una scelta appropriata.

Le grida si facevano sempre più vicine e distinte; quanto sarebbe rimasta ancora chiusa quella porta?

Avrebbe dovuto aprire o far scattare il grilletto della sua pistola.

Le domande si ripetevano nella sua mente, sempre seduto con le ginocchia al petto e gli occhi semi chiusi. Continuava a sudare e ricordava le cose che aveva fatto in passato.

Tutto cominciò come una nuova esperienza: un paese vicino al suo, una prostituta straniera, una piccola stanza di hotel immersa in un irrespirabile fetore; sì, un luogo come quello in cui si trovava.

Poi, l’improvviso bagliore del coltello nel buio, solo un colpo netto che raggiungeva la ragazza, ponendo fine alla sua giovane vita. A differenza di ora, invece, non vi furono urla, solo un lieve, prolungato gemito.

Fu molto più facile di quanto si aspettasse, ma non era come nei film che aveva visto.

Quella notte si sedette accanto al cadavere per ore, fino a quando il sole risvegliò l’altro lato della città.

Nessun pentimento, nessun raccapriccio, stava cominciando un nuovo cammino e la sua vita finalmente aveva un senso.

Dopo quella notte, non riuscì più a spegnere la sua sete di sangue.

Da allora cominciò a studiare meticolosamente i suoi progetti: una città in cui non lo conoscevano, l’avvicinamento di una vittima che lui avrebbe giudicato più debole, tipo un barbone, una donna, un ubriacone; ecco, questo era il suo repertorio principale.

Guadagnava la loro fiducia, e subito dopo, per un attimo, si trasformava in Dio sulla terra.

Si giustificava con se stesso definendosi colui che dava loro la possibilità di redimersi, perdonando, poche volte, o ponendo fine alla loro miserabile esistenza.

In certune occasioni le sue disgraziate vittime supplicavano di finirla al più presto, perché amava anche torturarle; anelavano la fine di quel vero e proprio inferno.

Dal suo punto di vista, erano favori che faceva, un ultimo favore.

Intanto, immerso nei suoi pensieri, iniziava a sentire i pesanti colpi sferrati dall’altra parte della porta, che aveva bloccato con una sedia proprio sotto la serratura.

E pensava a quei disperati, intenti a fargliela pagare quanto prima, che si sarebbero presentati innanzi, con troppa rabbia e dolore nel cuore.

Egli conosceva certi stati d’animo, nascostamente era entrato nelle case delle persone uccise durante le veglie funebri; sapeva ciò che provavano.

Lui scuoteva la testa, sembrava voler porre fine una volta per tutte alla storia; una pallottola in testa e amen.

L’”assassino delle viuzze“, questo era il nomignolo che gli aveva affibbiato la stampa per i suoi continui attacchi  in zone non centrali delle città.

Capirono presto che era opera sua: sempre l’uso del coltello e sempre nei bassifondi di remoti villaggi dimenticati.

Non gli era mai piaciuto quel soprannome, ma sapeva che la società doveva, in qualche modo, battezzarlo, così avrebbe avuto meno paura, perché quelle morti avevano una spiegazione, ciò che si conosce fa meno terrore dell’ignoto.

Lui, non riusciva a capire perché lo chiamassero “assassino”.

Non poteva pensare che tutti fossero così ciechi, che non si accorgessero che stava facendo un favore all’intiera umanità.

Non era forse vero che le persone che lui torturava e uccideva, venivano descritte dalla chiesa come anime perdute che avevano smarrito la retta via?

Dava loro solo una mano, metteva fine a quella sofferenza e le instradava per vie migliori.

Che ironia, stava pensando, quelle persone al di là dello sbarramento vogliono finirla con lui per quello che aveva fatto, per come aveva giudicato quelle scorie, e ora lo trattano allo stesso modo.

Gli gridavano improperi da dietro la porta, e lui chiudeva gli occhi, tanto già conosceva il contorno di quei volti colmi di rabbia, quelle persone che urlavano e sputavano allo stesso tempo, armati di bastoni e coltelli. 

Alcuni erano vicini di casa, altri venuti da fuori, e c’erano persino dei bambini.

Qual era la differenza? Solo che, ora, si trovava dalla parte sbagliata.

Adesso, avevano loro il potere, e avrebbero giudicato colui che prima si sentiva Dio.

E lui capiva, e non li odiava, adesso la forza era tutto nelle loro mani.

Come quando adescò, per ore, un ubriaco all’interno di un bar.

Accidenti a quel vecchio marinaio ubriacone, pensava!

Non vedeva l’ora che chiudesse quel locale per uscirne insieme, e porre fine a questo anziano esploratore di mari.

Bevvero whisky e birre quella notte, come fossero vecchi colleghi e ascoltò tutte le sue stupide storie da vecchio lupo di mare.

La metà di ciò che narrò erano panzane allo stato puro, ma dentro di sé lo invidiava, per la sua fantasia e per quello che forse, veramente, aveva vissuto.

Lo guardava deglutire l’alcool come fosse acqua minerale e rifletteva sul fatto che  aveva vissuto una vita intensa, ma che ora non aveva più nulla, solo l’umiliazione nei bar, tentando di raccontare storie per accaparrarsi qualche birra in più; era un faro la cui luce si stava consumando lentamente.

Il bar chiuse, e si ritrovarono in un vicolo, un ultimo abbraccio fra “colleghi”, e ancora una volta la brillantezza dell’acciaio del coltello in aria; negli occhi di quel marinaio l’eterna gratitudine.

Osservava la porta senza spostare di un millimetro lo sguardo, ormai era solo questione di secondi.

Un ultimo tremendo colpo e vide le mani, gli occhi ardenti di rabbia, nella lieve oscurità.

Improvvisamente, sentì il freddo della pistola alla tempia. Aveva dimenticato completamente l’arma; alzò la testa.

Ed essa sembrò parlargli : “Sì, sono qui con te, oggi ti giudico io, non ti preoccupare, ti farò quest’ ultimo favore, prima che oltrepassino quella porta premerai il grilletto; oggi decido io caro amico; come vedi occupo il tuo posto”.

Quando lo raggiunsero era già chinato col capo sul tavolo e una grossa macchia di sangue ne contraddistingueva i contorni.

Le sorprese non finirono lì.

In quel momento capirono, perché non riuscivano a dare un’identità al “killer delle viuzze”, perché non restava traccia alcuna dopo i suoi attacchi e perché molti casi venissero archiviati così presto.

Nell’alzargli la testa riconobbero il volto ossuto di Nat Coleman, lo sceriffo della Contea, colui che presenziava alle veglie funebri sulla soglia della porta e stringeva le mani ai familiari delle vittime.

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1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Loredana il 12/01/2013 17.10.21

    Un altro invidioso del ruolo e dei compiti di Dio…arrogarsi il diritto di giudicare e somministrare punizioni, come se si fosse al di sopra delle parti. Bravo, Raccontafavole, un bel ritratto spaventoso di serial killer giustiziere, anche se con le fattezze inaspettate del “Bene”, in questo caso corrotto.

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Gli elettori di destra hanno dubbi su Meloni e Salvini?

E perché mai chi vota a destra dovrebbe aver dubbi su chi scegliere?! Ad esempio, prendiamo Salvini: è un ottimo, vincente Vicepremier che ha portato il suo partito dal 31% a quasi il 3%. Un grande salto di qualità che nessuno, e sottolineo nessuno, nella storia di questo Paese era riuscito a fare. Meglio di così cosa poteva pretendere? Meloni, sì parliamo della Premier che festeggia a Bari il governo più longevo di sempre mentre 6 milioni di italiani non arrivano a fine mese?! Grande donna politica non c’è che dire, soprattutto in quella estera. Dunque, no…con Trump è meglio sorvolare evidenziando solo dell’alfabeto la terza lettera:  C, come cameriera o la Z, come zerbino o ancora… no, no lasciamo perdere. Parliamo di Schengen e al trattato sull’ irrigidimento sui migranti… Con Germania e Francia che, grazie all’ostinazione e inflessibilità voluta dal governo, hanno fatto appello alla Corte Europea che con il trattato di Dublino sta rispedendo in Italia immigrati su immigrati in cui il paese ove sono sbarcati si deve fare carico…Meloni, che non molto tempo fa chiedeva aiuto proprio a Sanchez.  Un grande Presidente del Consiglio, che preferisce spendere i nostri soldi per armare altre nazioni anziché sfruttarli per migliorare la sanità e i salari di tutti coloro che non hanno le possibilità di questi politicanti.  Sì, perché mai l’elettore di destra dovrebbe aver dubbi su chi votare nel 2027?

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/Dc5ics2snFYaP0QT2O_p9T2adNI_M4IFPBaCE80/?igsi=MWVtaGo5NWNyamN4eQ==

Disastro Paolini e…

La vera storia di Jasmine Paolini è iniziata a 28 anni con uno sfrenato entusiasmo, una passione, un progetto e una specie di fenomeno che è cominciato con grande intensità ma si è esaurito in poco tempo. Dopo l’ultimo suo trionfo a Roma e dopo in doppio con Errani alle Olimpiadi, seguito da clamorosi scivoloni, mi sono permesso di dubitare sulla reale “forza” della tennista italiana. Mai l’ avessi fatto: sono stato ricoperto da ogni tipo di offesa e vaffa… Ieri, la ragazza toscana, ha mostrato il peggior tennis femminile del torneo Open USA, perdendo con una giocatrice di livello medio, Sorana Cîrstea, unendo errori da principiante a una condizione in cui non riusciva a pensare, concentrarsi o ragionare in modo chiaro e rapido. Insomma, la tensione e la limitazione tecnica l’hanno fatta da padrone. Sinner è stato subito capace di tornare e vincere, Alcaraz anche, Paolini no, insieme a Musetti. Il tennis di oggi, purtroppo per Jasmine, richiede troppo fisico, troppa velocità, lo stress fisico si traduce anche in stress mentale e a tutto ciò è dovuto questo repentino ma inevitabile crollo.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/Dc5UGErs1uy1_ukFMz48I8h3eS–U9qxXkeWDA0/?igsi=MWZ1MmkwOHJic25naw==

Se Trump perderà le cose non torneranno alla normalità

Devo assolutamente far capire questo ai miei amici Democratici: se pensate che le cose torneranno improvvisamente alla normalità (qualunque cosa significasse “normalità” prima di Trump), siete fuori di testa. Le cose non andavano bene nemmeno prima dell’arrivo di Trump. Trump è più un sintomo della corruzione che il suo creatore, e questo la dice lunga. Trump è un furbastro alla gatto Silvestro. Sì, è super malvagio, ma è un beota. Non è capace di fare un bel niente in modo competente da solo. No, senza la sua immensa ricchezza sarebbe solo un altro idiota imbranato senza più potere di chiunque altro, e sarebbe finito in prigione da un pezzo. Il potere esecutivo è troppo potente. Non ci sono letteralmente limiti (grazie alla sentenza Citizens United) contro la corruzione. La Corte Suprema ha troppo potere. È assurdo che esistano nomine a vita. Ci sono così tante cose da fare, letteralmente tutto deve essere rivisto. L’intiero sistema ha bisogno di una revisione disperata. La ricchezza deve essere distribuita equamente. Cosa si intenda per “equa” dovrebbe essere una questione che spetta al popolo americano decidere. Vi illudete americani se pensate che le cose torneranno improvvisamente alla “normalità” se Trump verrà estromesso. Nel quadro generale, lui è solo un sintomo della corruzione che affligge il capitalismo. È un narcisista, arancione e misogino, immune alle conseguenze delle sue azioni grazie alla sua immensa ricchezza. Questo deve cambiare. Non basta semplicemente destituire Trump. L’intiero sistema necessita di una revisione radicale.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/Dc2rTisMRiZ9eeaivlrx5q6iidsdFvCNCmBOqE0/?igsi=dmpyenlnbWJqbWY4

L’amore esiste?

L’amore, cara Virginia , non è altro che un sentimento, una forte convinzione, una comprensione o una forma di  rispetto. È un sentimento puro che ci lega e ci unisce con un vincolo di forza. L’amore, se è vero, non conosce distanze. In realtà, l’amore non ha una definizione precisa, ma racchiude in sé un valore morale e un significato inestimabile. Se un soldato muore combattendo in guerra per il suo paese, ciò dimostra la sua dedizione e il suo amore per la patria, la sua disponibilità a dare la vita per essa. L’amore è quando una mamma si sveglia presto la mattina e prepara suo figlio per andare a scuola, mette da parte tutte le sue sofferenze e cerca solo di rendere felici tutti in famiglia. È la guida di un padre che cerca sempre di condurre il proprio figlio sulla retta via, lo sostiene, lo rende forte e lo incoraggia ad affrontare qualsiasi situazione della vita. L’amore è quando i genitori ti sgridano se fai qualche marachella… L’amore è quando la mamma aspetta fuori casa il figlio se quest’ultimo arriva in ritardo…!! È quando passiamo del tempo con i nostri fratelli e sorelle, ci divertiamo con loro, condividiamo tutte le nostre esperienze e ci aiutiamo a vicenda! L’amore è quando passiamo del tempo con i nostri nonni, rendendoli felici, ascoltando le loro storie e le loro esperienze di vita…!!! L’amore che nutriamo per i nostri libri ci arricchisce di conoscenze, permettendoci di costruire una società migliore. L’amore che proviamo per la nostra carriera e la nostra passione ci spinge a pensarci giorno e notte e ci motiva a trovare il modo per raggiungere l’obiettivo. È quel momento in cui la vostra insegnante vi rimprovera perché prendete brutti voti o perché vi comportate male in classe. È quando due anime si uniscono con pensieri e forze simili. Un legame che promette di trascorrere tutta la vita insieme, condividendo ogni sentimento e comprendendosi a fondo, cercando di essere un’unica forza e di avere una profonda intesa. In fin dei conti, l’amore è quello che facciamo a noi stessi, rendendoci capaci di affrontare la società con tutta la nostra forza, una solida fiducia e un grande controllo sulle nostre capacità! Sì, l’amore esiste in questo mondo… solo che non ne comprendiamo il vero significato e il valore.

Massimo Melani

https://www.instagram.com/p/Dc1SwsKsJzA4jOWIaG1_XRsjYOxYJc4SQ1aIq40/?igsi=Y3B6emFzazJiYzRy

Il presidente del consiglio che naviga a vista

Giorgia Meloni è stata ed è ancora, ahinoi, il peggior presidente del consiglio di sempre. La premier ha sempre navigato a vista senza una meta ben precisa ove attraccare. Il grande disinganno è che un governo di pura estrazione politica, non abbia avuto la minima percezione e audacia di fare una vera politica economica.  La scusa della solita ” coperta corta ” è pura invenzione. La coperta è al contrario un po’ logorata, forse invasa dai buchi, di illazioni che si potrebbero ridurre perché sono del tutto regressive, inutili e rimangono in piedi per il mero consenso politico. La Premier e il suo ministro dell’ economia dovevano discernere a chi dare e a chi togliere e prontamente riorganizzare il bilancio dello Stato ( 1.150  miliardi ).  È più che logicamente intuibile: se le tasse sono così alte è perché è così alta la spesa. Insomma, la lunga durata di un governo come quello di Meloni, non è assolutamente un merito se ad essa non sono mai stati associati risultati concreti e tangibili per il benessere dei cittadini, soprattutto dei più deboli.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/Dc0cCO6sS3cibZQdjFp9gb2iZWl7wgaryjcXVM0/?igsi=MXIyazl6ZW9yNzc1cg==

La notte prima degli esami

Un ricordo che rimarrà impresso nella mente per sempre. Cara Vanessa, la notte prima degli esami, non ho partecipato a falò sulla spiaggia o riunioni con i compagni di scuola per scambiarci gli ultimi consigli. Ho semplicemente non dormito fino al mattino. Lo stress e i pensieri assillanti hanno impedito al corpo di rilassarsi, causando insonnia totale. La causa di questa nauseante veglia era dovuta al mio incubo ricorrente e dal nome terrificante: Matematica. Quella notte la certezza di sbagliare il compito, nel giorno stabilito, stava bloccando le aree del cervello legate alla razionalità, trasformando formule e numeri in concetti astratti difficili da gestire soprattutto perché Il timore di una sicura disfatta e del giudizio attivava risposte di panico simili a fobia. E quando subentra la paura, la mente spegne la lucidità necessaria per il calcolo, io che di calcoli sapevo e so ben poco. Il giorno stava dando una decisa spallata alla notte mentre stavo richiedendo uno sforzo di ragionamento impossibile su regole e simboli che sempre non venivano metabolizzati in un ambiente sereno. La mattina seguente mi vide respirare con più tranquillità, sebbene le occhiaie profonde mostrassero le vicende angosciose di una notte insonne, perché dovevo affrontare le sette tracce del tema, situazione perfetta se ami la letteratura come il sottoscritto e sai analizzare a fondo una poesia o un brano in prosa.  Questa, cara Vanessa, la mia notte prima degli esami. PS: La prova di matematica, come volevasi dimostrare, fu un fallimento totale.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DcywDfbMkByf7YRZOOWe6JYO8h7lL0oYnjYS-00/?igsi=MWJnYWV2aTExdm5w

Trump e Pam Bondi…


A Donald Trump viene chiesto in faccia se il procuratore generale Pam Bondi ha trovato il suo nome nei file di Jeffrey Epstein, mentre Karoline Leavitt se ne sta visibilmente in piedi a disagio proprio accanto a lui.

Questa è la domanda e la risposta di un uomo profondamente colpevole: “Per quanto riguarda Epstein -chiede il giornalista- il procuratore generale l’ ha informata sull’indagine del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI, sui risultati di tale indagine, il procuratore generale vi ha comunicato questo…” “Su cosa? Sul, uh, eh?” ha replicato Trump con un grugnito animalesco, che a quanto pare ultimamente ha problemi di udito.

“Riguardo al Dipartimento di Giustizia e all’FBI…” ha ripetuto il giornalista. “Su cosa? Su quale argomento?” è intervenuto di nuovo Trump.

“Epstein. Su Epstein. Sulla revisione dei documenti, il procuratore generale Pam Bondi…” ha replicato stufato il giornalista.

“Un briefing molto rapido”, ha affermato Trump. “Cosa ti ha detto riguardo alla revisione e, nello specifico, ti ha detto che il tuo nome compare negli archivi?” ha chiesto una giornalista.

“No, no, solo un briefing molto rapido”, ha bofonchiato Trump. “E per quanto riguarda la credibilità delle diverse cose che hanno visto… E direi che, sapete, questi file sono stati inventati da Obama. Sono stati inventati da Biden…” Trump ha tirato fuori per la prima volta questa assurda nuova menzogna, secondo cui Barack Obama avrebbe scritto i documenti su Epstein, durante il fine settimana, in un contesto di crescente opposizione da parte dei sostenitori MAGA per il suo rifiuto di divulgare ulteriori informazioni sul caso del miliardario pedofilo. Sfortunatamente per lui, gran parte della sua base sta respingendo categoricamente questa idea. “Ehm, sapete, abbiamo passato anni con la bufala della Russia, Russia, Russia e tutte le diverse cose che abbiamo dovuto affrontare”, ha continuato Trump. “Ne abbiamo passati anni. Ma è stata gestita molto bene nonostante tutto. Qualunque cosa ritenga credibile, Pam dovrebbe pubblicarla, sì.” L’ultimo punto è degno di nota. Trump sta preparando Bondi per farne il suo capro espiatorio. I suoi sostenitori stanno già chiedendo a gran voce il suo licenziamento perché sono patologicamente incapaci di accettare l’ovvia realtà che Bondi fa tutto ciò che Trump le ordina. Vogliono credere che Trump sia immune da queste malefatte. In realtà, Bondi è stata scelta per l’incarico a causa della sua lunga storia di corruzione e perché Trump sapeva che avrebbe eseguito gli ordini. La semplice verità è che se non otterranno questi documenti su Epstein, è perché Trump non vuole che li abbiano. Dato che Elon Musk ha affermato che lo stesso Trump è implicato nel caso, questo ostruzionismo da parte dell’amministrazione è fin troppo prevedibile.

Massimo Melani

Bruno Vespa è un paraculo?

Caro Fili_78, la figura di Bruno Vespa suscita da decenni forti polemiche nel panorama giornalistico, televisivo e politico italiano, venendo spesso descritta da molti con toni simili al tuo, mentre i suoi sostenitori, di svariate tendenze politiche, lo considerano, esagerando notevolmente, un pilastro del giornalismo televisivo nazionale. Il suo storico programma “Porta a Porta” è stato spesso accusato, anche dal sottoscritto, di essere un salotto di potere compiacente, dove le domande non sono mai troppo scomode, sembrando quasi già preparate assieme agli ospiti. In alcuni miei articoli l’ho accusato di consociativismo, criticandolo per la sua capacità di rimanere al centro della scena politica Rai indipendentemente dai cambi di governo (centro-destra o centro-sinistra). Alcuni incontri ravvicinati con figure politiche forti o con familiari di personaggi legati a fatti di cronaca nera hanno sollevato forti dispute sull’opportunità editoriale e sull’etica giornalistica. Per molti, però, rappresenta un punto di equilibrio capace di far dialogare forze politiche opposte nello stesso studio. Sono coloro che hanno bisogno di sbandierare la loro propaganda in un programma così seguito. E di questa sua popolarità televisiva ne approfitta per la pubblicazione dei suoi libri annuali, puntualmente prima di Natale, scalando costantemente le classifiche dei saggistici più venduti in Italia. “Chiamalo bischero”, diremmo a Pistoia.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/Dcxtjd9M14skhbQrFoNCIB3NTO4lO19UQ7XOE80/?igsi=MXF2YTdhMGVpanl2ag==

Russia contro Regno Unito e Francia…

Quindi fatemi capire bene. La Russia è contrariata dal fatto che il Regno Unito venda armi all’Ucraina, affinché possa difendersi dall’invasione voluta da Putin. Ma va bene che la Corea del Nord, la Cina e l’Iran forniscano armi alla Russia. Quindi può invadere l’Ucraina, gli altri difendersi no. La Russia ora sostiene che qualsiasi installazione militare britannica in Ucraina o altrove diventerà probabilmente un obiettivo legittimo. La portavoce russa Maria Zakharova ha accusato Londra e Parigi di ” propaganda gratuita ” per aver fornito all’Ucraina la tecnologia missilistica Storm Shadow. La Russia ha oltrepassato il confine tra l’assurdo e il ridicolo. La loro posizione non ha senso. E anche se accadesse, la Russia non sarebbe in grado di fare nulla al riguardo. Gran Bretagna e Francia possono continuare a inviare missili Shadow in Ucraina. E non c’è niente che Putin, la Russia o Maria Zakharova possano fare al riguardo. Niente di niente. La Russia non può sconfiggere l’Ucraina. Tanto meno la Gran Bretagna o la Francia. Le minacce a vuoto non fanno altro che causare ulteriore imbarazzo alla Russia 

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DcwaOzyMNO9tHKqpTHinXSk4k_MC7pn8btjCQM0/?igsi=MWl2MTRvbGllZHM2Yw==

Obama sbugiarda ancora Trump

Obama ha appena sganciato una nuova bomba clamorosa s solito, inebetito Trump. 🇺🇸Trump: “Notizie false. Ho vinto. L’Iran è distrutto. Hormuz è aperto.” 🇺🇸Obama: “Ha detto ‘abbiamo sconfitto l’Iran’ 109 volte. ‘Abbiamo distrutto l’Iran’ 99 volte. ‘L’accordo sta arrivando’ 91 volte. ‘Hormuz è aperto’ 78 volte. Il fatto è che sei un grande perdente.” Obama, iersera, lo ha cucinato alla perfezione. Un piatto andato a male!

MM https://www.instagram.com/p/DcvPqYLsVl-VfWQomWw-v7XCrDVKl-Rahf755c0/?igsi=MWxtZTdrcnNlNWRsZQ==