In evidenza

Le truffe in Italia delle innumerevoli agenzie immobiliari

Le frodi immobiliari si verificano quando qualcuno usa una transazione immobiliare come pretesto per rubare denaro, ed è più comune di quanto si possa immaginare. Secondo le forze dell’ordine, tra il 2024 e ottobre 2025 oltre 13.300 persone sono state vittime di frodi immobiliari, per un totale di oltre 170 milioni di euro di perdite segnalate. Le truffe immobiliari e di locazione rappresentano una seria minaccia, con i truffatori che stanno diventando sempre più bravi a impersonare professionisti del settore immobiliare, istituti di credito e società immobiliari. 

Le truffe immobiliari spesso coinvolgono qualcuno che si finge un contatto legittimo nella transazione per deviare e intercettare i pagamenti, rubare i vostri dati personali o promuovere accordi di prestito fraudolenti. In altri casi, istituti di credito senza scrupoli o broker senza licenza diffondono informazioni false per indurre i mutuatari a pagare commissioni inutili o a firmare contratti sfavorevoli. Il modo più intelligente per proteggersi dalle truffe immobiliari è prestare attenzione ai segnali d’allarme più comuni, soprattutto se si acquista o si vende una casa per la prima volta . I truffatori stanno diventando sempre più sofisticati, così come gli strumenti e le strategie che si possono utilizzare per difendersi. Segnali d’allarme più comuni: 

Documentazione mancante o incompleta . Le transazioni immobiliari legittime richiedono molta burocrazia. Se qualcuno chiede denaro prima che tu abbia esaminato e firmato i documenti, è un chiaro segnale che qualcosa non va. 

Tattiche ad alta pressione. I truffatori spesso creano un falso senso di urgenza, spingendo l’acquirente o il venditore ad agire rapidamente senza dare il ​​tempo di esaminare i dettagli o di consultare consulenti affidabili. Costoro  obbligano a firmare un contratto di esclusiva così da ricattare il malcapitato e da allora, se l’acquirente o il venditore dovesse recedere dal proposito di procedere con la transazione, cominciano ricatti e intimidazioni. Se qualcuno minaccia di “perdere l’affare” se non invii denaro o firmi immediatamente i documenti, è un vero campanello d’allarme. 

Promesse troppo belle per essere vere. Offerte come interessi pari a zero, nessuna spesa di chiusura, approvazioni garantite senza controlli, vendita o acquisto immobile entro poco tempo sono segnali d’allarme significativi di frode. Fidarsi, dunque, del proprio istinto: se qualcosa sembra troppo perfetto per essere vero, esaminare attentamente l’accordo e i suoi termini, molti non lo fanno. FINE PRIMA PARTE.  Nella seconda parte le città italiane con il maggior numero di frodi immobiliari.

Massimo Melani

In evidenza

La pubblicità americana che ha creato la società dello stupro e delle molestie sessuali. E oggi…tutto come prima!

Al giorno d’oggi quesa tipologia di pubblicità verrebbe sicuramente censurata per il contenuto estremamente sessista e razzista. La propaganda americana ha dato il là alla società dello stupro e delle molestie sessuali senza nessun ostacolo da parte delle autorità sol perchè l’oggetto/soggetto era una donna. Beh, certo, le violenze perpetrate verso il sesso femminile esistono dai tempi dei tempi, ma arrivare a pubblicizzarle appare abbastanza disgustoso.

“Soffiale il fumo in faccia e lei ti seguirà ovunque” recitava vigliaccamente uno spot del 1969.

image

Ancora più cinico lo slogan della Kellog’s del 1930 : “Più duramente lavorerà una moglie e più sembrerà carina”. Da vomito!

image

Le marche più famose di allora, dai pantaloni Mr Leggs ai saponi N.K.Fairbank, con un piccolo bimbo bianco che incuriosito chiede ad uno di colore perchè sua madre  non l’avesse lavato con il sapone pubblicizzato, fanno capire che la Guerra di Secessione è servita ben poco agli americani.  

image

Immagini ignobili e sconcertanti che gli statunitensi accettavano senza batter ciglio e che parevano sponsorizzare un’ideologia e non un prodotto da consumare. Una sorta di fascismo all’americana che se ne fregava altamente dei diritti umani; veri e propri stimoli -espliciti e diretti- verso l’acclamazione della violenza nei confronti dei soggetti più deboli. Guardate con attenzione questa locandina che evidenzia un uomo che si domanda se sia ancora illegale uccidere una donna!

image

Oppure questo spot che sosteneva il machismo più arrogante e perverso, raffigurante una donna schiava del marito.

image

Pubblicità più recenti sembrano continuare, non tanto velatamente, la pessima sinfonia degli anni che furono con immagini che raffigurano giovani donne sculacciate dal marito, calpestate e con la testa sotto i piedi di predatori casalinghi, assolutamente assoggettate al capo e ritenute addirittura incapaci di aprire una bottiglia di passato di pomodoro.

image.jpeg

image

“È bello avere una ragazza intorno”.

image.jpeg

“Il capo sa fare tutto, ma non cucinare; per quello ci sono le mogli!

image.jpeg

“Pensi una donna possa aprirlo?”

Non che nel 2017 le cose siano migliorate; no, non volevo scrivere questo. Anzi, pubblicità con modelle brutalizzate, come quella censurata di Dolce & Gabbana, quelle con fastidiosi doppi sensi tipo “Fidati…Te la do gratis- La montatura !” e via dicendo, sottolineano ancora di più quanto l’ Homo Erectus sia attualmente presente nella nostra iper-tecnologizzata società, sempre alla ricerca, stavolta, di prede umane preferibilmente di sesso femminile, stimolato giornalmente da certa propaganda “svestita” che diventa un pericoloso pungolo ad agire nel peggiore dei modi.

image

image

In evidenza

La tormenta elettrica che logora i nostri figli. Parliamo della Sindrome di Dravet, dei genitori che l’affrontano con i loro piccoli e le associazioni che sostengono la ricerca

Era mio dovere iniziare questo articolo con le testimonianze di coloro che stanno vivendo sulla propria pelle tutto il disagio nel veder soffrire gli adorati figli, parole che se, minimamente, hai del sentimento ti toccano in profondità. Persone dignitosamente addolorate per la malattia che non dà tregua a queste giovanissime creature, madri e padri che fanno e faranno di tutto per combattere la Sindrome di Dravet assieme ai loro bambini e, l’articolo odierno, tratterà proprio di tale infrequente malattia. Il primo video parla apertamente della malattia e della continua ricerca medica per migliorare le condizioni di chi ne è colpito. Il secondo è chiaramente nato dall’esigenza di riunire le famiglie raccogliendone i vari stati d’animo, le prospettive futuribili, la lotta incessante per arrivare a sconfiggere detta malattia.

La Sindrome di Dravet, dopo tre giorni filati di immersione medico-culturale per capirne e poterne scrivere con cognizione, è stata da me definita la tormenta elettrica, difficile da scongiurare in quanto è una rara forma epilettica, che determina gravi  problemi a livello neurologico. Questa tormenta può presentarsi nel primo anno di vita, in maniera improvvisa e del tutto inaspettata.

Era il 1978 quando, per la prima volta, venne diagnosticata con  l’acronimo EMSI, Epilessia Mioclonica Severa dell’Infanzia, dalla dott.ssa Charlotte Dravet. Finalmente, tutti quei bambini che si contorcevano e soffrivano, facendo a loro volta soffrire genitori e parenti, potevano sperare in cure mirate al miglioramento di tale malattia.

Purtroppo, sino ad ora, i medicinali usati hanno sì migliorato la vita di queste piccole creature, ma non debellato il mostro della tormenta elettrica.

Chi ha una persona colpita da siffatta patologia conosce a menadito i suoi sintomi, ma per i profani, per chi nientemeno non ne ha mai sentito parlare, è giusto spiegare come si manifesta.

I primi indizi della sindrome solitamente sono impersonali e possono diversificarsi da bambino a bambino. Le crisi hanno inizio prima del compimento del 12mo mese di età, in soggetti con sviluppo della componente psichica dell’attività motoria normale. Si tratta, principalmente, di crisi convulsive, definite cloniche e accompagnate da febbre. Dette convulsioni sono generalizzate o interessate, unilateralmente, a solo metà del corpo.

Le crisi si dividono in lunga o lunghissima durata, arrivando a toccare anche i 60 minuti. Esse richiedono un’immediato trattamento con farmaci anticonvulsivi. Anni fa, un simile quadro clinico, portava i medici a pensare si trattasse di convulsioni derivanti dalla febbre poi, grazie alla dott.ssa Dravet, siamo arrivati a diagnosticare la sindrome col suo cognome.

Purtroppo, col passar del tempo, le crisi possono aumentare e manifestarsi senza febbre o con temperatura moderata che non supera i 38 ̊C. Inoltre, di frequente, si presentano stati epilettici continuativi. Esistono altre tipologie di crisi che emergono nei primi anni di vita: crisi miocloniche e focali, assenze atipiche che i ricercatori imputano a certuni fattori ambientali quali stanze eccessivamente illuminate, luci ad intermittenza, patterns, cioè disegni geometrici regolari, linee punteggiate, righe e via dicendo. Anche l’eccitazione o un eccessivo sforzo fisico sono associate alle crisi.

Bene, adesso abbandoniamo per un attimo la vicenda medica e torniamo ai due video di cui sopra.

La prima cosa che traspare è che questi genitori sono dei veri e propri eroi dell’amore, talmente assorbiti dalla malattia che sembrano loro i veri esperti. Sono gli individui che meglio conoscono il loro bambino; quelli che giornalmente portano sulle spalle il macigno della sindrome e della sua cura. Quando uno li ascolta non può far a meno di replicarne questo esaustivo insegnamento di vita, un ascolto che dà immediatamente vita a 10, 100 discussioni. E si capisce che durante questi incontri le varie esperienze vengono amorevolmente condivise.  Sin dai tempi di Platone il presupposto della psicologia è “che è infinitamente meglio parlare con qualcuno di un problema che tenerlo chiuso nella propria anima”. Cosa questa che gli esseri umani portano avanti da sempre. Quando uno ha un grande peso lo condivide con altri ed  esso diventa più leggero. E’ ovvio, che questo sia il motivo basilare per cui i genitori dei bambini ammalati della Sindrome di Dravet si ritrovano tra loro, per condividere il fardello della malattia con altre persone che stanno vivendo un’esperienza simile.

Torniamo alla malattia. Nel secondo anno di vita spesso si manifestano un certo ritardo dello sviluppo psicomotorio e disturbi del comportamento, più o meno rilevanti a seconda dei soggetti. In primis si nota un ritardo nel linguaggio e a seguire un ritardo più globale. Il piccolo può presentare anche problemi comportamentali quali un maggiore nervosismo, iperattività, disattenzione, difficoltà di comunicazione, cose che rendono, in breve tempo, la socializzazione alquanto complessa. In aggiunta possono sorgere disturbi motori come un’andatura molto scoordinata, tremori alle estremità, gesti imprecisi.

Col trascorrere del tempo possono manifestarsi disturbi del sonno e problemi ai piedi. Verso i 4-5 anni e poi in adolescenza, di solito, le condizioni migliorano con diminuzioni, o scomparsa totale,  delle crisi focali, delle assenze atipiche e delle crisi miocloniche, mentre continuano le crisi convulsive che tendono a presentarsi, nella maggior parte dei casi,  all’inizio o al termine della notte.

A conclusione, un articolo riguardante la Sindrome di Dravet, dell’ American Academy of Pediatrics, 141 Northwest Point Boulevard,
Elk Grove Village, IL 60007-1098
USA   001/800/433-916  Fax 847/434-8000

” Le crisi convulsive possono raggrupparsi in serie, per periodi, ma gli stati di male epilettici sono più rari. Sono sempre sensibili alla febbre ma gli episodi febbrili diventano molto più rari. Anche i disturbi psicologici si stabilizzano. Le acquisizioni continuano lentamente o riprendono se ci sono stati momenti di regressione. Il deficit cognitivo permanente varia, da moderato a grave, a seconda dell’evoluzione osservata nei primi 3-4 anni di vita. L’instabilità si attenua e lascia posto a una grande lentezza con comparsa di perseverazioni. La comunicazione rimane spesso difficile e talvolta si osservano tratti autistici. Il livello del linguaggio corrisponde al livello intellettuale globale ma la comprensione rimane migliore dell’espressione. C’è un altra cosa strana di noi adulti: pensiamo che il nostro ruolo di genitori sia di proteggere i nostri figli dal male. Questo è falso. Proteggere i nostri figli dal dolore non è il nostro compito di genitori. Il nostro compito di genitori è di tenerli per mano e di camminare con loro attraverso il dolore. E’ nostro compito insegnare loro ad affrontare il dolore. E se possiamo fare questo per i nostri figli nelle piccole cose, quando sono ancora piccoli, allora impareranno ad affrontare i problemi più grandi quando cresceranno. E quando saranno adulti, saranno più preparati per le difficoltà della vita.

Esiste un debole rischio di decesso precoce, legato alle infezioni respiratorie, agli incidenti (annegamento), agli stati di male e alla morte improvvisa inspiegata. Ma la maggior parte dei bambini affetti raggiunge l’età adulta. Il loro grado di autonomia dipende dal livello di apprendimento e dalle loro possibilità di comunicazione.

Dato il recente riconoscimento della sindrome di Dravet, la sua evoluzione a lungo termine è poco nota. E’ tuttavia incontrastabile che una diagnosi più precoce con una presa in carico terapeutica più adeguata conferisca un’evoluzione sempre più favorevole.

Qual è la causa della sindrome di Dravet?

EEra sconosciuta fino al 2001 perché tutte le indagini complementari risultavano negative (TAC, Risonanza Magnetica (RMN), ricerche metaboliche…). Dal 2001, si sa che la malattia è associata a un difetto genetico. Si tratta di una mutazione del gene SCN1A o di una microdelezione che coinvolge il medesimo gene, portatore della subunità 1A del canale del sodio. Questo gene regola le funzioni dei canali attraverso i quali passano gli ioni di sodio nel cervello, che svolgono un ruolo molto importante nel suo funzionamento. Le mutazioni disturbano questo funzionamento, provocando le crisi.

Mutazioni di questo gene esistono anche in altre forme di epilessia, pur non essendo dello stesso tipo. Si tratta di forme più lievi (epilessia generalizzata con crisi febbrili plus, più nota anche come GEFS+). Nella stragrande maggioranza dei casi nessuno altro membro della famiglia soffre di questa sindrome perché si tratta di mutazioni “de novo”. Ciò significa che le mutazioni non sono trasmesse dai genitori ma si formano (o sopravvengono) nell’embrione durante la vita intrauterina.

È necessario sapere che una percentuale non trascurabile (25%) di bambini affetti da sindrome di Dravet tipica non è portatrice di questa mutazione. Come per altre malattie genetiche, ciò significa semplicemente che esistono altre mutazioni probabilmente non ancora scoperte.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze, ciò non cambia la prognosi. Persistono molte incognite e le ricerche continuano attivamente in molti centri specializzati sparsi nel mondo intero.

Come diagnosticare la sindrome di Dravet?

La diagnosi deve essere stabilita su basi cliniche. L’età di esordio delle crisi, il loro ripetersi nonostante il trattamento, l’assenza di cause rilevabili (TAC, RMN…), il normale sviluppo iniziale, l’assenza di segni elettroencefalografici (EEG) di un’altra malattia o la presenza di fotosensibilità sui tracciati EEG devono far pensare a questa diagnosi a partire dai primi mesi dell’evoluzione. Un’analisi genetica può essere proposta al momento della diagnosi ma è risaputo che il risultato negativo della stessa non può escluderla. Non è quindi necessario attendere la risposta per prescrivere il trattamento più appropriato e ciò nel più breve tempo possibile. Non sono sempre presenti tutti i tipi di crisi. In particolare, le crisi miocloniche possono essere completamente assenti o molto rare. Si tratta delle forme di “confine”, cosiddette “borderline”. Anche in queste forme sono presenti delle mutazioni, probabilmente meno frequenti e di minor gravità. La prognosi è la stessa e devono essere trattate alla stessa maniera. In alcuni bambini, lo sviluppo psicomotorio sembra normale ed imparano a parlare quasi normalmente. Tuttavia ciò non esclude la diagnosi. È nel corso dell’apprendimento scolastico (lettura, scrittura, aritmetica) che le difficoltà rischiano di apparire e che i test metteranno in evidenza un deficit cognitivo leggero o moderato.

Come viene trattata la sindrome di Dravet?

Il solo trattamento possibile è un trattamento sintomatico, ossia quello delle crisi. Sono stati utilizzati molti farmaci antiepilettici. Nessuno di essi ha consentito il controllo completo delle crisi, perlomeno nei primi anni, ossia il periodo attivo dell’epilessia.

Un’associazione di vari farmaci è abitualmente necessaria, in particolare una triterapia. Bisogna sapere che, così come per altre forme di epilessia, alcuni antiepilettici possono aggravare le crisi invece di ridurle e questi farmaci sono noti ai medici.

È necessario evitare le infezioni ripetute e trattare gli episodi febbrili in maniera adeguata. Bisogna saper utilizzare i prodotti per via rettale o endovenosa al fine di evitare gli stati di male epilettici.

Esistono delle alternative che però, per il momento, non si sono di- mostrate efficaci per un numero sufficiente di pazienti: dieta chetogena, stimolazione del nervo vago, immunoterapia (gamma globuline). Non esistono interventi chirurgici possibili per questa sindrome perché l’epilessia è al contempo multifocale e generalizzata.

In futuro si può sperare che una migliore conoscenza delle anomalie genetiche, delle funzioni delle varie proteine implicate e della loro influenza sui meccanismi che scatenano le crisi permettano di selezionare i farmaci su basi più razionali.

La presa in carico dei disturbi associati è indispensabile, possibilmente da parte di un’équipe specializzata che conosca i problemi delle epilessie a comparsa precoce. Valutazioni regolari eseguite con l’ausilio di test psicometrici aiutano ad adattare i metodi educativi ed, eventualmente, riabilitativi (psicomotricità, kinesiterapia, logopedia), mentre un sostegno psicologico permette di aiutare i bambini e i loro genitori a gestire questa epilessia così pesante nella quotidianità, per la presenza di frequenti crisi che compromettono la qualità della vita.”

In fondo questa malattia, e forse tutte le malattie, sono il lato più oscuro, più notturno della vita, una residenza più onerosa. Ogni persona che viene al mondo ha una doppia residenza, nel reame della salute e in quello delle malattie. E’ logico che se tutti potessero, sceglierebbero il passaporto buono, ma prima o poi ad ognuno viene ordinato, almeno per un certo periodo, di riconoscersi cittadino del reame meno buono.

Il Raccontafavole

 

In evidenza

Esame di Maturità 2017. E io parlo del mio, avvenuto nel 1978

In queste ore, i maturandi 2017 sanno già vita, morte e miracoli in merito alle tracce dei temi della prova scritta d’italiano.

Ah, quanti ricordi di quei giorni, i giorni della mia maturità.

Li ho impressi nella mente come fosse ieri, sebbene sia passato tanto tempo.

Arrivai al Liceo accompagnato da mio padre, con i pantaloni a sigaretta della Lewi’s, che allora erano un vero must della moda, e la camicia celeste di lino appiccicata alla pelle per il sudore. Immancabili le College con nappine blu ai piedi.

Sudore dovuto forse alla paura, sicuramente perchè avevo pochissime chance di ottenere un buon risultato; anzi era già un successo la mia presenza alla prova. Comunque, per la cronaca, quel dì alle 8,10 di mattina c’erano già 27 gradi.

Quella situazione fu, anch’essa, una lezione di vita: non indossai, da allora, più camicie di lino. Appuntatevi questo consiglio perché, ne sono certo, vi tornerà utile.

Avevo sottobraccio il vocabolario d’italiano, pieno zeppo di appunti e sottolineature, come se fosse, poi, stato possibile utilizzarli.

Poi, fermato con una cintura di cuoio, trascinavo svogliatamente il diario, tutto scarabocchiato e con “L’urlo di Munch” come copertina; insomma, un bel colpo d’allegria, non c’è che dire!

E, proprio, per farvi realizzare il malessere post-adolescenziale del periodo, avrei scelto, in caso impossibile di Tema Libero, “Il Pessimismo Cosmico”. Leopardi era l’unico che sapeva capirmi veramente.

Mi sono ritrovato nell’androne della scuola nervosissimo, e anche i volti dei miei compagni erano diventati irriconoscibili a causa della paura.

Panico e bigliettini infilati nelle tasche e nelle mutande la facevano da padrone.

Una volta arrivato al corridoio che avevano assegnato alla mia classe, infinitamente lungo, tetro e pieno di banchi, mi sono seduto come al solito in penultima fila, diciamolo pure, posizione estremamente tattica: in prima mai, lì si sedevano i più bravi; in seconda assolutamente no, era l’habitat naturale per i geni del sapere e poi eri sempre troppo esposto; la quinta fila risultava perfetta, in quanto non era l’ultima, che controllavano assiduamente, ed era ben coperta.

Il primo risultato da ottenere, dunque, era la fila. E, in fondo, succede anche oggi, chi opta per l’ultima fila ha sempre qualcosa da nascondere e tu non devi destare sospetti.

Ho passato in quel banco momenti di vera e propria angoscia.

Il primo giorno, alla prova di italiano, ho scelto il tema sull’Unione Europea, nonostante fossi propenso a quello di letteratura, ma solo in caso fosse stato assegnato il Leopardi.

In un modo o in un altro lo consegnai a petto abbastanza in fuori, conscio di aver fatto una buona prova.

E, come quando si è in attesa del patibolo o della scossa mortale, giunse come una malattia incurabile il giorno della prova di matematica.

Se ben ricordo mi portarono un foglio ove c’era da svolgere un problema sui fasci delle parabole: arabo, aramaico, anzi di più, buio assoluto. Non finii neanche di leggerlo, tanto non avrei mai saputo da dove iniziare, solo un nuovo miracolo della Madonna di Lourdes di passaggio a Pistoia, avrebbe potuto farmi scrivere qualcosa in merito a quei geroglifici tortuosi che solo a guardarli mi facevano venire l’urto del vomito.

Fu una vera e propria Caporetto, un Fort Alamo, una disfatta alla Custer… Per i curiosi, il compito fu consegnato quasi in bianco, sì perchè scrissi a vanvera delle equazioni inesistenti con calcoli del tutto folli.

La prova d’inglese andò decisamente meglio… e come non avrebbe potuto.

Il 24 luglio ci furono gli orali.

Qualche giorno prima della fatidica data, mi ricordo di essere stato avvolto da un’aura mistica, buttando giù caffè d’orzo e Brioss Ferrero; mi coricavo intorno alle due e mezzo del mattino, vista anche la concomitanza con i campionati Mondiali di Calcio in Argentina, che non volevo assolutamente perdere.

La mia metamorfosi in Giacomo Leopardi, chino sulle sudate carte, si stava materializzando giorno dopo giorno.

L’orale d’italiano andò benino, a matematica scena muta, a inglese così così.

Una volta uscito da quell’incubo, mi precipitai con tre miei amici, leggero come una piuma di struzzo, nella vicina piscina del “Panda”, locale molto in voga tra i giovani di allora.

Fui promosso con 36, che per me assunse il valore di un 360 cum laude.

Cosa ho imparato dalla maturità?

Che mentre nei sei dentro la vivi, anzi la “sopravvivi”, ti sembra una montagna invalicabile, specialmente per gli anti-secchioni come il sottoscritto; nella realtà, a tempo debito, ti rendi conto di avere affrontato un vero e proprio test attidudinale, comportamentale e tutto si trasforma in ricordi indelebili che racconterai sempre col sorriso, come un soldato scampato miracolosamente a un campo minato.

Però, ti verrà subito in mente, dopo lo schivato pericolo, che nella vita, a meno tu non voglia diventare un professore di matematica o un ingegnere nuclerare, i fasci di parabole ti serviranno meno che a niente e, allora, ogni volta che ci penserai non potrai fare a meno di realizzare il più bel gesto dell’ombrello della tua vita, con la dovuta esclamazione a supporto:

” Fànculo parabole del ca…”

Con il trascorrere del tempo capirai che quella prova altro non era che una lunghissima serie di esami, di test, di tentativi, di persone sconosciute che valuteranno il tuo operato e quei giorni ti parranno solo il tuo primo vero tagliando alla vita.

Anni del liceo che ti lasceranno, sicuramente, una struggente malinconia.

Che non devi azzardarti a indossare camicie di lino e, magari, a sostare qualche minuto in più sugli inutili tomi di matematica.

A quento punto, tantissimi auguri ragazzi, prendetevela comoda, anzi godetevela, perchè i veri, grandi problemi -e non di algebra- verranno dopo.

In evidenza

Il mondo incantato di Iris Apfel, la signora dallo stile unico e inimitabile

Iris Apfel Style 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Iris Apfel Illustration Art

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Iris Apfel Home 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Iris Apfel Quotes

Questo slideshow richiede JavaScript.

Iris Apfel Jewelry

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questa, una parte del mondo della grande Iris Apfel.

In evidenza

Metamorfosi. Dio o demone? (Da Il Raccontafavole)

Com’era arrivato a questo? Non lo sapeva. Era lì sudato con la pistola appoggiata alla testa. Le urla, ormai, le sentiva attraverso la porta chiusa.

Tutto faceva pensare che non avrebbero tardato molto ad entrare, ed allora sarebbe successo l’inevitabile.

Ma, cosa desiderava veramente in quel preciso momento?

Essere giudicato da una moltitudine di uomini e donne con sete di vendetta, o direttamente da  Dio?

Forse, finire tutto con un colpo alla testa sarebbe stata la migliore soluzione, e non ci sarebbe stato nulla da spiegare a nessuno, seduto davanti a un tavolo di tribunale.

Molte volte aveva deciso di annulare una vita, tanto spesso che sentiva dentro di sé il potere sovrannaturale di interrompere o far continuare un’esistenza…così, perché ne apprezzava la cosa.

Ma, ora, la situazione si era capovolta, e non aveva tempo per una scelta appropriata.

Le grida si facevano sempre più vicine e distinte; quanto sarebbe rimasta ancora chiusa quella porta?

Avrebbe dovuto aprire o far scattare il grilletto della sua pistola.

Le domande si ripetevano nella sua mente, sempre seduto con le ginocchia al petto e gli occhi semi chiusi. Continuava a sudare e ricordava le cose che aveva fatto in passato.

Tutto cominciò come una nuova esperienza: un paese vicino al suo, una prostituta straniera, una piccola stanza di hotel immersa in un irrespirabile fetore; sì, un luogo come quello in cui si trovava.

Poi, l’improvviso bagliore del coltello nel buio, solo un colpo netto che raggiungeva la ragazza, ponendo fine alla sua giovane vita. A differenza di ora, invece, non vi furono urla, solo un lieve, prolungato gemito.

Fu molto più facile di quanto si aspettasse, ma non era come nei film che aveva visto.

Quella notte si sedette accanto al cadavere per ore, fino a quando il sole risvegliò l’altro lato della città.

Nessun pentimento, nessun raccapriccio, stava cominciando un nuovo cammino e la sua vita finalmente aveva un senso.

Dopo quella notte, non riuscì più a spegnere la sua sete di sangue.

Da allora cominciò a studiare meticolosamente i suoi progetti: una città in cui non lo conoscevano, l’avvicinamento di una vittima che lui avrebbe giudicato più debole, tipo un barbone, una donna, un ubriacone; ecco, questo era il suo repertorio principale.

Guadagnava la loro fiducia, e subito dopo, per un attimo, si trasformava in Dio sulla terra.

Si giustificava con se stesso definendosi colui che dava loro la possibilità di redimersi, perdonando, poche volte, o ponendo fine alla loro miserabile esistenza.

In certune occasioni le sue disgraziate vittime supplicavano di finirla al più presto, perché amava anche torturarle; anelavano la fine di quel vero e proprio inferno.

Dal suo punto di vista, erano favori che faceva, un ultimo favore.

Intanto, immerso nei suoi pensieri, iniziava a sentire i pesanti colpi sferrati dall’altra parte della porta, che aveva bloccato con una sedia proprio sotto la serratura.

E pensava a quei disperati, intenti a fargliela pagare quanto prima, che si sarebbero presentati innanzi, con troppa rabbia e dolore nel cuore.

Egli conosceva certi stati d’animo, nascostamente era entrato nelle case delle persone uccise durante le veglie funebri; sapeva ciò che provavano.

Lui scuoteva la testa, sembrava voler porre fine una volta per tutte alla storia; una pallottola in testa e amen.

L’”assassino delle viuzze“, questo era il nomignolo che gli aveva affibbiato la stampa per i suoi continui attacchi  in zone non centrali delle città.

Capirono presto che era opera sua: sempre l’uso del coltello e sempre nei bassifondi di remoti villaggi dimenticati.

Non gli era mai piaciuto quel soprannome, ma sapeva che la società doveva, in qualche modo, battezzarlo, così avrebbe avuto meno paura, perché quelle morti avevano una spiegazione, ciò che si conosce fa meno terrore dell’ignoto.

Lui, non riusciva a capire perché lo chiamassero “assassino”.

Non poteva pensare che tutti fossero così ciechi, che non si accorgessero che stava facendo un favore all’intiera umanità.

Non era forse vero che le persone che lui torturava e uccideva, venivano descritte dalla chiesa come anime perdute che avevano smarrito la retta via?

Dava loro solo una mano, metteva fine a quella sofferenza e le instradava per vie migliori.

Che ironia, stava pensando, quelle persone al di là dello sbarramento vogliono finirla con lui per quello che aveva fatto, per come aveva giudicato quelle scorie, e ora lo trattano allo stesso modo.

Gli gridavano improperi da dietro la porta, e lui chiudeva gli occhi, tanto già conosceva il contorno di quei volti colmi di rabbia, quelle persone che urlavano e sputavano allo stesso tempo, armati di bastoni e coltelli. 

Alcuni erano vicini di casa, altri venuti da fuori, e c’erano persino dei bambini.

Qual era la differenza? Solo che, ora, si trovava dalla parte sbagliata.

Adesso, avevano loro il potere, e avrebbero giudicato colui che prima si sentiva Dio.

E lui capiva, e non li odiava, adesso la forza era tutto nelle loro mani.

Come quando adescò, per ore, un ubriaco all’interno di un bar.

Accidenti a quel vecchio marinaio ubriacone, pensava!

Non vedeva l’ora che chiudesse quel locale per uscirne insieme, e porre fine a questo anziano esploratore di mari.

Bevvero whisky e birre quella notte, come fossero vecchi colleghi e ascoltò tutte le sue stupide storie da vecchio lupo di mare.

La metà di ciò che narrò erano panzane allo stato puro, ma dentro di sé lo invidiava, per la sua fantasia e per quello che forse, veramente, aveva vissuto.

Lo guardava deglutire l’alcool come fosse acqua minerale e rifletteva sul fatto che  aveva vissuto una vita intensa, ma che ora non aveva più nulla, solo l’umiliazione nei bar, tentando di raccontare storie per accaparrarsi qualche birra in più; era un faro la cui luce si stava consumando lentamente.

Il bar chiuse, e si ritrovarono in un vicolo, un ultimo abbraccio fra “colleghi”, e ancora una volta la brillantezza dell’acciaio del coltello in aria; negli occhi di quel marinaio l’eterna gratitudine.

Osservava la porta senza spostare di un millimetro lo sguardo, ormai era solo questione di secondi.

Un ultimo tremendo colpo e vide le mani, gli occhi ardenti di rabbia, nella lieve oscurità.

Improvvisamente, sentì il freddo della pistola alla tempia. Aveva dimenticato completamente l’arma; alzò la testa.

Ed essa sembrò parlargli : “Sì, sono qui con te, oggi ti giudico io, non ti preoccupare, ti farò quest’ ultimo favore, prima che oltrepassino quella porta premerai il grilletto; oggi decido io caro amico; come vedi occupo il tuo posto”.

Quando lo raggiunsero era già chinato col capo sul tavolo e una grossa macchia di sangue ne contraddistingueva i contorni.

Le sorprese non finirono lì.

In quel momento capirono, perché non riuscivano a dare un’identità al “killer delle viuzze”, perché non restava traccia alcuna dopo i suoi attacchi e perché molti casi venissero archiviati così presto.

Nell’alzargli la testa riconobbero il volto ossuto di Nat Coleman, lo sceriffo della Contea, colui che presenziava alle veglie funebri sulla soglia della porta e stringeva le mani ai familiari delle vittime.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo…

1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Loredana il 12/01/2013 17.10.21

    Un altro invidioso del ruolo e dei compiti di Dio…arrogarsi il diritto di giudicare e somministrare punizioni, come se si fosse al di sopra delle parti. Bravo, Raccontafavole, un bel ritratto spaventoso di serial killer giustiziere, anche se con le fattezze inaspettate del “Bene”, in questo caso corrotto.

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc inserisci il codice
Inserendo il commento dichiaro di aver letto l’informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.

GF VIP 2026

La nuova edizione del Grande Fratello Vip 2026 ha registrato un esordio record in negativo, venendo ampiamente etichettata dai media e sui social come un flop storico in termini di ascolti. Le prime due puntate andate in onda sotto la conduzione rovinosa  di Ilary Blasi, hanno raccolto a testa poco più di 1.800.000 spettatori con uno share del 16,9%, segnando il peggior debutto di sempre per il franchise. 

Forse il pubblico italiano sta riorganizzando la mente. Ma non del tutto. 

Questo reality-show punta solo sugli ascolti, sulle dinamiche sociali e sulla curiosità per la vita quotidiana dei concorrenti, senza una minima ideologia culturale di riferimento. Un programma adatto ai telespettatori di destra. Qui, devono solo guardare, cercare qualche scena piccante, partecipare col televoto e tenere i loro minuscoli cervelli ben lontani da ogni tipo di conoscenze, valori, credenze dei costumi e dei comportamenti che solitamente i gruppi umani sviluppano, condividendo opinioni e giudizi espressi su questioni specifiche. Per non parlare dei concorrenti di questo GF VIP 2026. La loro scarsa preparazione culturale e le loro “gaffe” geografiche, storiche e grammaticali la fanno da padrone. Più volte, in queste prime puntate, i congiuntivi e i vocaboli di uso comune sono stati messi a dura prova all’interno della Casa, diventando virali in pochi minuti. Tutto ciò accade perché il cast viene scelto puntando su dinamiche relazionali, estetica o forte presenza social piuttosto che su requisiti di tipo accademico o culturale. Tanto chi guarda è più somaro dei Vip. Già, ma dove sono i Vip?

Massimo Melani

Perché il figlio di Trump e Melania, Barron, è sempre triste?

Se vostro padre avesse annunciato al mondo che vostra madre aveva avuto un figlio, e non che lui ne avesse avuto uno, probabilmente ne sareste tristi. Se vostro padre avesse detto tutte quelle cose offensive sugli stranieri quando vostra madre è straniera e metà di quelle cose si applicano anche a lei, probabilmente sareste tristi. Se vostro padre avesse causato direttamente la morte di centinaia di persone in Iran e Venezuela, probabilmente sareste tristi. Se le cose dette sui Trump fossero state dette con la stessa veemenza e pubblicamente anche alla vostra famiglia, probabilmente sareste tristi. E se foste stati sradicati dalla vostra casa e allontanati dagli amici per ritrovarvi in tale situazione, scommetto che sareste piuttosto tristi. Ecco il punto. Barron Trump non sente Donald suo padre. È un giovane di 20 anni, ed è stato messo in una situazione molto difficile. La gente parla di lui in TV, alla radio, nei notiziari, gli fa domande su The Telegraph ecc., senza pensare a come queste cose lo influenzino. Ecco il segreto. Desidera disperatamente qualcosa, e non potrà mai averla. Forse penserete: “Ah, cosa mai potrà volere questo moccioso viziato?”. O forse siete abbastanza intelligenti da averlo già intuito. Vuole essere normale. Sfortunatamente, a causa delle azioni di suo padre, qualsiasi possibilità avesse di esserlo è svanita nel momento stesso in cui è stato concepito. Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdqKxKgMPFm/?stkn=OW12aGc4ZmJuZHRk

Meloni disastrosa

La Cina impone alla Russia lo stop alle armi nucleari

Dall’inizio della guerra, la Cina si è generalmente schierata dalla parte della Russia. Su quasi tutte le questioni. Una questione su cui la Cina ha tracciato una linea invalicabile è l’uso, o la minaccia di utilizzo, delle armi nucleari. Ha ripetutamente avvertito Putin, e continua tuttora, che “non si può fare uso di armi nucleari”. Nel novembre 2022, xi Jinping ha dichiarato pubblicamente che la comunità internazionale dovrebbe opporsi sia all’uso che alla minaccia delle armi nucleari. La maggior parte di coloro che hanno ascoltato questo messaggio lo ha interpretato come un attacco diretto alla Russia, nel contesto della retorica nucleare di Putin. Numerose fonti successive hanno affermato che i funzionari cinesi avrebbero trasmesso privatamente avvertimenti più severi a Mosca. 
Zelenskyy e altri funzionari hanno affermato che la Cina ha esortato privatamente la Russia a non oltrepassare il Rubicone nucleare. L’ex segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che la Cina ha ordinato  alla Russia in termini inequivocabili “Non andate lì” riguardo alle armi nucleari. Perché? La Cina continua a temere che un eventuale utilizzo di armi nucleari da parte della Russia possa destabilizzare i mercati globali. Una simile destabilizzazione potrebbe danneggiare gli interessi economici della Cina. Forse la Russia vuole mandare in rovina la propria economia. Ma la Cina non desidera che Putin rovini i suoi piani. Se Putin, metterà in atto le sue minacce, gli è stato detto dalla Cina, sarà abbandonato da quest’ultima e dall’India. 
E abbandoneranno il loro sostegno alla Russia nell’invasione dell’Ucraina. Quindi, la minaccia a Putin è proprio questo: una minaccia. Una minaccia è fondata. Xi ha disarmato Putin per quanto riguarda l’uso delle armi nucleari.

Massimo Melani

Meloni non ama la Costituzione

Oggi siamo in democrazia grazie alla nostra Costituzione, un progetto di società in cui i giudici non obbediscono al governo, ma alla legge. Una società giusta, che non dovrebbe, ma lo fa’, deportare i migranti in Albania. Una società fondata sul lavoro e non sulla guerra. Una società che faccia pagare le tasse ai più ricchi e liberi i lavoratori dal lavoro povero. Invece esistono più di 6 milioni di poveri. Da qui se ne deduce che il governo Meloni è un governo totalmente nemico della Costituzione. È un governo complice, da subito, del genocidio di Gaza per il suo disgustoso silenzio e per continuare ad avere relazioni politiche e commerciali con Israele. La Premier odia la Costituzione, che è antifascista dalla prima all’ultima riga. E il suo esecutivo ha una cultura profondamente fascista. La visione del suo governo nega da sempre il conflitto sociale e riduce la nazione a un blocco unico in cui l’esecutivo pretende di incarnare ogni potere, indebolendo i contrappesi democratici. Un’impostazione politica simile – o peggio – a quella di leader come Trump e Putin. Le prese di posizione del suo governo — tra cui quelle sul diritto di sciopero o sui rapporti con la magistratura — calpestano i valori di uguaglianza e i principi fondamentali sanciti dalla Carta costituzionale.  Meloni è il copia incolla di Vannacci. Niente più!! Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdmoLx4Mn7g/?stkn=c2NleXZ2a2Y0Y3R3

La Premier che non ha mai fatto la Premier

Giorgia Meloni, sin da quando è stata eletta Presidente del Consiglio, ha millantato un incarico che mai ha portato a termine, inventando, ingigantendo e fingendo di avere un’occupazione, un incarico professionale o delle competenze che in realtà non ha evidenziato in nessun modo. Ha solo mostrato il suo lato aggressivo e offensivo verso le opposizioni allo scopo di darsi arie, fare colpo sugli altri o ottenere vantaggi personali come mantenere intatta la sua poltrona su cui si è seduta poche volte. Alla manifestazione di Gioventù Nazionale, dove crescono i piccoli Vannacci, ha poi mostrato il suo lato mussoliniano ululando sguaiatamente ” Presto un tetto agli studenti stranieri nelle scuole “. Insomma, cerca di resistere ma quasi sempre viene fuori il suo credo fascista che le scorre nelle vene. La signora ama dare grande risalto a cose inesistenti come ingrandire enormemente i propri pochissimi successi o inventarsi competenze che non  possiede.  Meloni non ha apportato un minimo contributo pratico, non è stata d’aiuto ed è risultata inconcludente su tutto. Se perderà le prossime elezioni politiche chi la sostituirà dovrà affrontare una situazione -in cui la Premier  non ha saputo fare il suo lavoro- e ciò richiederà molta calma e una strategia pratica per evitare che i suoi errori danneggino il futuro del Paese.  Chissà, ma ce la faremo a schiodarla dal seggiolone  che utilizza occasionalmente? Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdljuH5MFcgQH8Q0PQD6jSsrPhWPia9FttMWcU0/?stkn=MXJtcjA0aWo1MmoxNA==

Il Pinocchio russo, Lavrov

Lavrov afferma da alcune settimane che l’Occidente, schierando truppe in Ucraina, supererebbe la chiara linea rossa. Sembra che Putin lo tiri fuori solo in caso di crisi o quando è utile un maggiore potere contrattuale. Mosca ritiene di aver bisogno di maggiore influenza in relazione alla guerra in Ucraina. Lavrov ha affermato che se l’Occidente dovesse schierare truppe in Ucraina, anche in un ruolo ausiliario, scatenerebbe “una risposta drammatica e distruttrice”. Non importa che la Russia abbia importato truppe dalla Corea del Nord. Non importa che la Russia abbia importato truppe da nazioni africane. Ecco l’elenco dei paesi che forniscono soldati alla causa russa: India, Nepal, Bangladesh,   Kenya, Sudafrica, Iraq, Yemen,  Cuba. Stati dell’Asia centrale, paesi africani, con fonti ucraine e di altro tipo che affermano di aver reclutato persone provenienti da decine di nazioni dal continente. Secondo recenti rapporti, la Russia ha reclutato mercenari anche da: Colombia, altri paesi dell’ America Latina e Asia. Un rapporto dell’ Associated Press ha rilevato che ricercatori indipendenti hanno identificato cittadini stranieri provenienti da più di venti paesi tra le vittime militari russe. Funzionari dell’intelligence ucraina hanno affermato che la Russia ha reclutato persone provenienti da oltre 40 paesi, sebbene sia difficile verificare in modo indipendente le cifre esatte. La Russia ha quindi reclutato soldati provenienti da oltre 40 paesi. Tuttavia, se l’Ucraina utilizza soldati di un solo altro paese, allora sia l’Ucraina che l’Occidente oltrepasseranno la linea rossa. Questo secondo Lavrov. Lavrov è chiaramente preoccupato che l’Ucraina faccia esattamente la stessa cosa che ha fatto la Russia e sta cercando di creare un perimetro di sicurezza per impedire all’Ucraina di fare ciò che sta facendo la Russia. Tuttavia, la sua ipocrisia è palese a tutti, in tutto il mondo. Non aspettatevi alcuna risposta dall’Occidente. Non aspettatevi alcun riconoscimento alla sua dichiarazione. Aspettatevi che l’Occidente faccia quello che fa di solito quando Lavrov o qualcuno del suo calibro in Russia lancia degli ultimatum. Verrà ignorato.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdlBKvHsOpkXNUgc4tfdt1Kv9V77dewLUvMJn00/?stkn=cmdkeXNwY3dubHpn

La schifezza dello Stadium

Spalletti: ” È un discorso su cui bisogna fare attenzione perché non bisogna fare delle scelte che poi possano andare contro la sportività, contro la disponibilità delle cose, degli episodi che sono successi. Per cui mi dispiace, ma non so neanche bene le ragioni, non so bene le cose. Però la parte sportiva bisogna averla sempre a cuore e non essere condizionati da altre situazioni “. Questo ometto del nulla ha perso un’occasione fondamentale per dire che un simile gesto si doveva assolutamente evitare, mettendo da parte anche i colori e la rivalità in momenti come questi. Non ha mai menzionato Mazzola né la famiglia: disgustoso! Invece,  ha fatto egregiamente ben altro il Milan. La dirigenza bianconera si è limitata a dire: ” Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto in un minuto di silenzio “. Sì, allora perché non fare le scuse allo stesso Sandro Mazzola e alla famiglia? Perché questo è il tanto osannato stile Juve. La curva della Juve è risaputo da anni, è un ammasso di spazzatura con le gambe, persone meschine, povere d’animo, gretti e subdoli che compiono gesti sgradevoli o ripicche per sminuire in ogni contesto la Beneamata. Non bisognerà mai cedere alle loro vili provocazioni. Tanto possiamo riconoscerli dal puzzo di spazzatura che emanano e evitarli.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdicoUBMoN1/?stkn=ZWtsMHJxeHd4czl1

Disperazione Lavrov…

Putin ha tirato fuori di nuovo Lavrov. Questa volta si è rivolto a una folla in pieno centro a Mosca. Nel suo discorso preparato, Lavrov ha affermato nuovamente che una guerra tra Russia ed Europa sarebbe “molto breve”. Su questo punto, concordo con Lavrov. Una guerra con l’Europa e la NATO sarebbe davvero molto breve. La Russia è esausta. Avevano pianificato di combattere contro l’Ucraina per alcuni giorni. Ora puntano ad abbattere scuole, ospedali e ammazzare più civili possibili. Sono trascorsi ormai più di 4 anni e mezzo. La Russia non era preparata a una guerra di quattro anni e mezzo e non è preparata a una guerra con l’Europa. Secondo i loro soldati, alla Russia manca tutto. Truppe.Munizioni.Forniture.  Benzina. Che dire ancora? Come potrebbero mai competere con l’Europa? Chi ha avuto quattro anni per prepararsi. Non possono. Lavrov ha affermato che una guerra del genere sarebbe “una guerra completamente diversa”. Lo sarebbe. La Russia sta attingendo alle sue scorte risalenti alla Guerra Fredda. Sebbene l’Europa possieda le armi più moderne. E l’Europa è preparata. Putin ha violato il loro spazio aereo in numerose occasioni. Non resteranno a guardare passivamente. Lavrov spera di accrescere in Europa il desiderio di pace. Sta ottenendo l’effetto opposto.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdiSnyVMrAd/?stkn=ancxbTFqbHB1MXhz

La sentenza di Alberto Stasi…

La nostra magistratura ha iniziato da anni a interpretare le norme, definite fondamentali, secondo l’arbitrio del momento e della situazione in essere. In certi casi nemmeno l’evidenza assoluta può portare al verdetto, in altri modici  indizi sono giudicati più che sufficienti. Questa situazione è documentata dal fatto che la magistratura si è sempre schierata compatta per respingere le proposte sulla non impugnabilità delle sentenze assolutorie; mentre, se si fa riferimento al ragionevole dubbio, il fatto stesso che un magistrato di primo grado abbia assolto vuole dire che secondo lui il ragionevole dubbio non è stato superato; conseguenza dovrebbe essere, per poter proporre appello, o che il giudice di prime cure è stato corrotto, e bisogna processarlo; oppure che è persona irragionevole dato che non sa valutare la ragionevolezza, e allora urge rimuoverlo dall’ordine magistratuale (a parte il caso, raro ma del tutto diverso, della emersione di nuove prove). La magistratura in Italia sta prendendo il potere, e troppo pochi cittadini se ne accorgono.

Massimo Melani https://www.instagram.com/p/DdgN5uqsXHL/?stkn=YXk3cXJxa2hpMm8=